Emilia, un anno dopo

Il 20 maggio 2012, esattamente un anno fa, il sottosuolo dell’Emilia iniziava a tremare inaugurando un mese difficile e delirante, pieno di distruzioni, macerie, morti, paura.

Il mio primo post in questo blog vuole semplicemente ricordare quella tragedia che ha toccato da vicino più o meno tutti noi. Chi cercava di addormentarsi con il pensiero delle continue scosse, chi era tempestato di telefonate dei genitori, chi aveva paura di prendere un treno e avvicinarsi a Bologna, chi ha dato un esame ai Giardini Margherita perchè la facoltà era stata chiusa, chi si è impegnato in prima persona per portare soccorso alle popolazioni colpite.

E’ passato un anno e nel frattempo si è cercato di far ripartire l’economia di quelle zone. Anche se la burocrazia rallenta le operazioni e nonostante i provvedimenti riguardanti tassazione e sgravi fiscali non siano stati di manica larga come a L’Aquila, le cose pian piano si muovono e la ricostruzione è stata avviata. Se si fa ripartire il volano delle grandi aziende si può ragionevolmente sperare che tra qualche anno non ci saranno più tracce del terremoto. Parlo di tracce visibili ovviamente perchè le cicatrici psicologiche saranno impossibili da eliminare.
L’Emilia sta quindi ripartendo anche se c’è ancora molto da fare, molti fondi devono arrivare a destinazione e molti edifici devono essere ricostruiti. Si può dire però che in questo caso l’emergenza sia stata gestita bene e che le zone colpite possano guardare al futuro con ottimismo.
E’ la fiducia di coloro abitano in zone che prima del sisma fornivano circa il 2% del PIL nazionale, una popolazione con una tempra invidiabile, gente che non si arrenderà mai.

L’Emiliano, un bel personaggio che Guccini non poteva descrivere meglio:
Lungo la strada fra una piazza e un duomo hai messo al mondo questa specie d’ uomo:
vero, aperto, finto, strano, chiuso, anarchico, verdiano… brutta razza, l’ emiliano!

Auguri all’Emilia e lunga vita a questo blog!!

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Un pensiero su “Emilia, un anno dopo

  1. Mi sembra doveroso anche da parte mia esordire ricordando la Terra che per 30 mesi mi ha accolto e accudito, mi ha fatto crescere e maturare, affinarmi e migliorare.

    Le scosse che hanno spaccato l’Emilia lo scorso anno mi auguro divengano come delle cicatrici che più passa il tempo e più la loro presenza si fa sbiadita sia nella materia sia nel ricordo. Questo comporta una ricostruzione che deve essere adeguata ai nuovi criteri architettonici che la modernità ha portato con sé ma soprattutto ripensando ad un nuovo rapporto con l’ambiente circostante. Le notizie che giungono in queste ora da Oklahoma ci ricordano ancora una volta quanto la natura possa avere il sopravvento sulla razza umana e come quest’ultima si debba adeguare e non viceversa.

    L’Emilia come tutta la penisola italiana è una Terra densamente abitata e qualsiasi soluzione avventata creerebbe ulteriori disastri. In questo credo che l’Emilia Romagna riuscirà a vincere la sfida nonostante il periodo di depressione economica che l’Italia e l’Unione Europea stanno vivendo.

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