Tutti gli uomini di “El Presidente”

Chiariamoci subito: il presidenzialismo non è di per sé né di destra né di sinistra, non è un sistema né buono né cattivo, non è né democratico né autoritario. Ma attenzione: di per sé.

Made in USA e riciclato dai francesi, per citare i due modelli che i suoi sostenitori non mancano mai di ricordare, il presidenzialismo nelle sue varie forme rappresenta per un sistema politico, più o meno quello che un’auto può rappresentare per un ragazzo di campagna: un utile strumento per superare l’immobilismo e guardare a una nuova stagione.

Ma, proprio come un auto, esso richiede un certo senso di responsabilità da parte di chi lo usa: in questo caso i cittadini italiani. Quindi, guardando non solo l’ultima marachella di Febbraio, ma gli ultimi 20 anni nel loro complesso, siamo davvero sicuri, come cittadinanza, di essere abbastanza maturi da poterlo usare? In altre parole, siamo davvero sicuri di avere assorbito pienamente i principi democratici, a tal punto da non rischiare più, nell’incoraggiare i personalismi in nome del decisionismo?

Inoltre, un sistema presidenziale richiede che tutte le maggiori forze in campo concordino sulle regole del gioco, in modo che i cittadini possano sentire garantito almeno qualche principio fondamentale e costitutivo del sistema. Una responsabilità che i nostri rappresentanti diretti si assumono solo in minima parte, e che viene perlopiù delegata al Presidente della Repubblica.

Insomma, siamo davvero come Francia e Stati Uniti?

Alle ultime Politiche volendo raggruppare tutte le proposte di matrice strettamente personalista (da cui dovremmo escludere ad esempio la Lega), otterremmo alla camera il 65% circa, ovvero 2 votanti su 3. Che l’uomo solo al comando faccia presa sugli italiani non è mai stato un mistero.

Resta quindi da chiedersi se sia ora di arrendersi alla maggioranza o di impegnarsi, nel nostro piccolo, in una battaglia culturale per liberarsi da quest’eredità che non ci ha mai lasciati.

Insomma, possiamo appiccicarci sopra la solita etichetta “nuovo” e smettere di porci domande, ma non assomigliamo già abbastanza a una Repubblica delle banane?

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3 pensieri su “Tutti gli uomini di “El Presidente”

  1. Parto da una domanda: ma non è che ci siamo già arrivati, al presidenzialismo, anche senza accorgercene? Dal 1994 al 2006 abbiamo votato Prodi o Berlusconi, poi Berlusconi o l’anti-Berlusconi. E dai primi anni Novanta le amministrative sono regolate da un maggioritario che abbiamo introiettato e che funziona molto bene. Probabilmente siamo già semipresidenzialisti de facto, anche se capisco che tagliare il cordone non sia facile.

  2. Non mi pare che siamo semiprenzialisti de facto: la possibilità del Parlamento di sfiduciare il governo (titolare del potere di indirizzo politico, contrariamente al caso francese in cui il titolare è il PdR) non è un contropotere solo teorico, ma effettivo. Molto effettivo, se pensiamo che dall’inizio dell’età berlusconiana a tutti i governi è stata staccata la spina anzitempo (la legislatura 2001-2006 è uno dei pochi casi, se non l’unico, in cui la decisione è stata presa per decisione del governo stesso e non del parlamento), e in 2 casi ciò ha portato anche al voto anticipato.
    Secondo me stiamo facendo confusione tra presidenzialismo (o semi, o che dir si voglia) e personalismo. Berlusconismo e anti-berlusconismo sono un sintomo di quest’ultima tendenza. Che noi possiamo combattere, oppure incoraggiare con un sistema politico con cui va di pari passo.
    Chiudo dicendo che avendo noi un sistema politico fortemente diviso e frammentato, una figura neutra a garanzia della Costituzione, è quasi obbligata. Voglio citare un esempio su tutti, a me particolarmente caro: dal 2001, a fronte di una reinterpretazione piuttosto marcata da parte del centrodestra del periodo fascista, e il tentativo di abolizione dell’anti-fascismo come principio fondante della Repubblica, l’azione di Ciampi è stata forte ed efficace. La domanda è, avrebbe avuto gli stessi effetti se CIampi non avesse avuto un ruolo così legittimante? In proposito consiglio i libri di de Luna “la Repubblica del dolore” e Focardi “la guerra della memoria”.

  3. Poi sia ben chiaro: anch’io sono dell’idea che vada data un pò più di autonomia al governo rispetto al parlamento, e anche a me piace il doppio turno come sistema elettorale. Ma nessuno ci vieta di mantenere una repubblica parlamentare e riorganizzare il sistema elettorale in modo da spartire una parte dei seggi al proprzionale puro, e una parte, decisiva per la maggioranza in parlamento, al secondo turno.

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