Il “modello caffé”

Lo ammetto, non sono mai stato un grande appassionato di blog. Che io ricordi, non ne ho nemmeno mai frequentati, se facciamo eccezione per Lost in Erasmus, che per qualche settimana ci ha tenuto compagnia durante la diaspora europea di Strada Maggiore.

Ammetto anche che non l’ho mai fatto per un motivo ben poco nobile: il pregiudizio. Ho sempre avuto l’impressione (senza alcuna prova valida a sostegno) che i blog, per propria stessa natura finissero troppo spesso per essere autoreferenziali ed avessero come effetto di alimentare l’egocentrismo degli autori.

Per questo, visto che siamo in clima di confessioni, quando il buon dudicarugo mi parlò di questa piattaforma, ammetto che storsi il naso. Ma accettai senza riserve, perché pur non convinto del tutto dal mezzo, avevo a cuore le stesse esigenze che hanno animato voi, e che avete così bene dipinto nei primi post, prima fra le quali, il desiderio di rimanere in contatto. Piutost che gnient, l’è mej piutost, diceva mio nonno.

A pochi giorni dal primo mesiversario di questo blog, non nascondo che inizio a ricredermi: i blog possono davvero essere uno strumento utile, e non sono per forza legati a doppio filo all’autoreferenzialità. Il nostro blog poi, che per ovvie ragioni è molto più figo degli altri, ha anche una finestrella “statistiche” che io ho appena scoperto, e subito apprezzato, perché a me piacciono i numeri.

Tra i numeri che più mi hanno colpito, ci sono quelli legati al numero di commenti: 14. Di poco superiore, il numero di post sale fino a 18, e con questo raggiungerà i 19. Il confronto mi ha portato al seguente ragionamento.

È vero che non esiste una ricetta per il blog perfetto (o, se esiste, io non la conosco), ma è anche vero che il confronto tra questi due dati rivela in parte la natura di ciò che stiamo tutti contribuendo, perlopiù inconsapevolmente, a creare. Un blog che raccoglie prevalentemente interventi strutturati, in gran parte a compartimenti stagni, che muoiono prima di dare seguito a qualcosa, salvo, occasionalmente, brevissime considerazioni, e che potremmo chiamare “modello comizio”. Oppure un blog che privilegia i commenti rispetto agli articoli, che potremmo chiamare “modello caffé”, ricordando i tempi dei “servi”, quando un solo articolo di giornale poteva dar seguito a ore di discussione.

È indubbio che un blog di quest’ultima fattispecie, più ricco di botta e risposta e meno di discorsi puliti e lineari, sarebbe più sporco, forse un po’ più chiassoso, meno curato stilisticamente. Insomma, nei caffè non sempre c’è posto per il tappeto rosso. Però a mio parere sarebbe uno strumento più adatto a venire incontro agli auspici espressi nei primi post, che poi sono anche i miei: “la necessità di sapere cosa pensano gli amici, l’esigenza di condividere i pensieri”, unito all’approfondire, per andare al di là del clima di tifoserie opposte.

Certo, questo non significa commentare tutto: non tutti i post sono pensati per incoraggiare un dibattito, alcuni ci arricchiscono “semplicemente” condividendo un ricordo, suscitando una risata, raccontando un’esperienza. E non significa nemmeno lanciarsi nel vano intento di riprodurre esattamente il piacere di prendere un caffè insieme. Significa, per me, preservare, di quel caffè, il clima di dibattito e la sicurezza, vista la compagnia, che tutto ciò non porterà a scadere in semplici chiacchere da bar.

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3 pensieri su “Il “modello caffé”

  1. Caro barbablues fammi capire una cosa: ci stai spronando a sbrigliare di più le discussioni? Penso di intendere bene il tuo pensiero e non ti nascondo che il modo per facilitare la conversazione era uno dei maggiori problemi da ovviare. Scrivere non è facile soprattutto se su una piattaforma pubblica come internet; in più non è paragonabile parlare “fuori dai denti” come facevamo al bar. Però il tuo monito è giusto e fondato e spero che insieme a un possibile allargamento dei partecipanti al blog possiamo confrontarci e ricreare quell’atmosfera di discussione e dibattito. Statistiche alla mano, le nostre discussioni stanno avendo anche un minimo seguito fuori dal nostro giro e abbiamo anche un “indefinito” autore che scrive dal Regno della Regina Elisabetta II.

    rock ‘n roll

  2. ps: aggiungo una nota a margine. Personalmente non ho ancora capito come funziona bene questa piattaforma di wordpress. Amen, si sa che è la vite….

  3. sì, sostanzialmente, ci sto spronando ad essere più commentatori e meno articolisti (me per primo). O perlomeno, a me piacerebbe di più un blog così, chi preferisce l’attuale forma “giornale” (che mi piace di più di “comizio”), non ha motivo di cambiare. Anche perchè il blog, come dicevo a Tim, rimane piacevole anche così.

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