Passioni vere

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A Otricoli, piccolo paese in Umbria, Massimo D’Alema realizza un suo sogno. Da uomo di Stato a produttore di vino.

Sauvignon, 3.000 bottiglie di Rosso doc. La Madeleine, società acquistata dalla famiglia “baffetto”, vede ai suoi vertici i due figli di Massimo. Va aggiunto che l’impresa in questione ha ottenuto dalle istituzioni comunitarie un sussidio di 57.000 euro. L’importo, negato ai proprietari precedenti nel 2005, è stato elargito dall’Unione Europea il mese scorso.

Curiosità: la cifra stanziata è la terza per importanza; solo Antinori (in toscana azienda leader) e l’istituto agricolo di Perugia hanno ottenuto qualche banconota in più. Le società agricole produttrici di vino che hanno ricevuto il sussidio sono 74 su 265.000.

Si augura alla famiglia D’Alema un futuro roseo, pardon rosso, in questa nuova avventura. Lontano dalle barche a vela e dalle istituzioni, Massimo saprà sicuramente ottenere grandi cose, d’altronde è un uomo tuttofare!

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8 pensieri su “Passioni vere

  1. D’Alema. Ormai è diventato quasi un’entità metafisica, non vale per quel che è o fa ma per quel che se ne dice. La letteratura è piena di sue derivazioni: dalemiani, dalemismi… È stato il bersaglio della Rottamazione, ma forse c’era chi doveva andarsene prima di lui. Ebbe uno straordinario ruolo sia nella costruzione del primo governo Prodi che nella sua distruzione. Ha fatto accordi con tutti, ricoperto mille cariche e, parere personale, non se l’é cavata male da ministro degli Esteri.
    Mi resta solo una domanda: perché uno così non ha mai giocato a tutto campo la propria partita? Avesse detto: bene signori, ora tocca a me. Mi piglio il partito (PDS, ds, pd), sono il candidato e me la gioco alle elezioni. Invece, nella migliore delle ipotesi, è entrato a palazzo Chigi dopo un accordo con Cossiga. Nella peggiore, ha lavorato per mantenere la sua fetta di potere e impedire la crescita di quella altrui per 20 anni. In tanti ancora oggi ne esaltano l’intelligenza. Che esiste, indubbiamente. Ma l’intelligenza che non è messa al servizio di una causa, non è più intelligenza. È superbia, e la superbia è arida.

    • la linea è sottile tra intelligenza e superbia. In lui entrambe le caratteristiche sono evidenti. Sul suo operato alla Farnesina: bene nel complesso e in particolare in medio oriente peró in Kosovo è inciampato come tutta l Europa.

  2. scusa barbaleus ma l articolo che hai postato non lo condivido.
    Non perchè è scritto male ma perchè è scritto con l intento di “distruggere” un personaggio arricchendo il testo con esagerazioni demagogiche. Quando si etichetta come dannosa una persona si finisce sempre per generalizzare ogni cosa azione che compie e la si analizza sempre enfatizzando il lato che si desidera. L’articolo non è obiettivo nonostante il paragone storico sia interessante.

  3. Mah, rispetto il punto di vista di Scalfari ma credo abbia decisamente sbagliato la messa a fuoco. Più che altro secondo me stiamo navigando in un’epoca in cui sono fortemente in discussione tante delle categorie usate in passato (il delfino, il king-maker, il patto, la staffetta… siamo pieni di espressioni del genere), e andrebbe aggiornato anche il punto di vista di molti osservatori. A volte i media ci ricascano, e se Renzi incontra D’Alema, o Civati Veltroni, scatta subito l’intreccio, l’accordo, il patto generazionale… Nel caso di specie, spero vivamente che Renzi non scelga D’Alema come suo king-maker, perchè D’Alema magari ti fa re, ma poi ti sega (Prodi, Rutelli, Veltroni, Bersani…).

  4. Però, essendo un articolo di 1 anno e mezzo fa secondo me ha due meriti non indifferenti:

    – Uno in cui pesa parecchio l’importante memoria storica di chi scrive, ed è quello di ricordare che scegliere il nuovo per il nuovo, non porta da nessuna parte.

    – L’altro è anche la pecca dell’articolo: non è più attuale. Renzi ormai ha fatto il suo programma economico (in realtà gliel’hanno fatto, ma tant’è…). Questo però ci restituisce un pò di memoria storica, ci ricorda che si è presentando chiedendo l’appoggio alla persona, dicendo “sono una persona giovane, capace, e sarò in grado di mettere insieme un programma valido, se solo i vecchi dinosauri me lo lasceranno fare”. Il che secondo me è sbagliato: il voto andrebbe dato sul programma, non sulla persona. Tu stesso, tim, eri scettico sul personaggio, ma hai finito per condividere il programma. Io ero scettico sul personaggio e ho finito per non condividere il programma.

    Voi conoscete la stima che ho per Bersani, eppure alle primarie non ho votato per lui, sempre per ragioni di programma: so che è stato condizionato da chi lo appoggiava (mi riferisco a Bindi & co.). Ora le squadre sono da rifare, i programmi cambieranno probabilmente. Voi siete già così sicuri che rinnoverete la fiducia a Renzi?

    • Per dire a Luca che “non ero scettico su renzi e alla fine ho condiviso il programma”. Ritenevo Renzi nel periodo delle primarie l’unico candidato in grado di mantenere le attese di voto per il pd. Si parlava di democratici sopra al 35 e pdl addirittura sotto al 20 in alcuni giorni. Il sindaco di firenze era il giocatore più in forma. Si è puntati sull usato e si è rotto il motore. per fortuna l’usato in questione era garantito e al suo posto ora abbiamo Epifani, che non è proprio un primo pelo.
      Insomma, il mio era il pensiero del piu scarso fra i politologi. Da cittadino nutrivo qualche dubbio in piu anche sulla persona di Renzi.

  5. Penso sia questa la differenza: per me il candidato a primo ministro non è un cavallo su cui puntare. Non lo scelgo in base a quante possibilità ha di vincere. Lo scelgo in base a quanto rappresenta le mie idee, in relazione alla loro fattibilità (su cui pesa anche le possibilità di andare al governo, ma non solo).

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