Supercoppa itinerante

Premetto che non mi interessa granché della Supercoppa italiana, un trofeo piuttosto inutile, né tantomeno mi interessa parteggiare per il presidente-latinista. Allo stesso tempo questa vicenda sta diventando un bello specchio della confusione mentale dell’Italia pallonara e non solo.

Riepiloghiamo la situazione. La lega calcio ha un contratto pluriennale per far disputare questa partita a Pechino, un contratto peraltro ben remunerativo. Nonostante ciò, la Juventus, che per inciso sa che giocherà questa partita in quanto campione d’Italia più o meno da ottobre, si è inventata una bella tournée negli States proprio in quel periodo e ora sostiene di non poter giocare a Pechino. Invece di prendere atto che sta difendendo una posizione assurda il sempre lucido Andrea Agnelli crede così tanto di avere ragione che minaccia di mandare a Pechino la primavera. Una figura di cui l’Italia calcistica avrebbe proprio bisogno.

In altre parole: c’è un contratto firmato in tempi non sospetti ma una delle parti sostiene di non poterlo rispettare a causa di impegni che lei stessa si è creata. In più, invece di chiedere quantomeno scusa per la propria inadempienza questa stessa parte è così convinta di essere dalla parte della ragione da sentirsi addirittura nella posizione di poter minacciare ritorsioni. Ah dulcis in fundo, sembra incredibile, ma questa stessa parte è anche una delle più attive  a denunciare il fatto che i capitali, soprattutto quelli dei paesi emergenti, non vengono mai  investiti in Italia perché manca il rispetto delle regole.

Meno male che gli Agnelli si vantano da svariati decenni di essere l’emblema in Italia di un certo tipo di capitalismo. Si, ma quello sovvenzionato dallo stato. E poi ci sorprendiamo di tutti gli altri.

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4 pensieri su “Supercoppa itinerante

  1. La Giuve decida, o vuole partecipare al campionato della Lega Calcio e, dopo aver concorso insieme a tutti gli altri, a stabilirne le regole, le accetta in toto, compreso il rispetto delle decisioni della giustizia sportiva sul numero di scudetti vinti. Oppure decide che non le accetta, e si iscrive ad un altra lega, che per quanto mi riguarda può pure fondare/comprarsi/controllare.

    Detto questo però, anche la Lega Calcio non può rimanere inerte davanti a questo atteggiamento. O fa rispettare le regole che impone, e punisce chi assume questi atteggiamenti, oppure ammette di essere un organo-barzelletta che in realtà non ha la minima autorità in questo campo.

    E se è così, per chiudere il cerchio, sarà lo Stato a trovarsi di fronte a una scelta. O finanzia il CONI (e quindi indirettamente la Lega Calcio) perchè é convinto che lo sport promuova uno stile di vita e dei valori importanti per l’educazione dei cittadini, perchè da qualche parte è stato deciso che è così per forza. Oppure prende atto che alcune delle istituzioni che ricevono questi finanziamenti, accettano il comportamento di società che diffondono il modello culturale del “gomblotto”, del “me ne frego di quello che dicono i giudici”, e de “l’importante è vincere, non importa come”. E taglia loro viveri.

    In fondo, sarà un caso che Silvio faccia del calcio la sua figura retorica più ricorrente (anche Renzi in quest’ambito non scherza).

  2. lo logica della supercoppa all’estero è una sorta di privatizzazione. la privatizzazione seria, fatta bene, permette di distribuire un servizio-ricchezza-prodotto a prezzi inferiori e con maggior efficienza. Per lo meno, se prezzi e efficienza sono equiparabili al pubblico, la vendita al privato consente meno spese di gestione e amministrazione. Poi tutti vogliamo bene allo Stato ma ammettiamo i limiti, almeno a livello ipotetico e teorico.
    Bene…
    La lega ha un prodotto, dato da due squadre finaliste, potrebbe tenerlo in casa e riempire in ottobre uno stadio con 50.000 presenze vendendo i diritti ai soliti sponsor che fanno già parte del giro oppure può mettere sul mercato la partita finale.
    A quel punto ti arriva Pechino, ti offre 100 mila persone con bandana in testa, sciarpa al collo e bandiera in mano. I cartelloni sono tutti elettronici e gli sponsor cambiano ogni 10 secondi, anziche 4 milioni di persone vedono la partita in 16 milioni.
    Qual è il problema? il problema è che se ci fosse una vera redistribuzione dell'”utile” tutto il sistema ne gioverebbe, invece i soliti amministrano il marchio di tutti.
    La primavera della juve non rappresenta solo se stessa, rappresenta un sistema, ciò che non si capisce è che a perderci siamo tutti.

  3. Il punto è proprio che questi fanno pure la morale sul campionato italiano che non sfrutta le potenzialità, che non espora il marchio etc etc. e poi pensano di fare tutto come gli torna più comodo. Stile juve proprio,o stile Agnelli se preferite.

  4. Chiedetevi perchè i grandi gruppi stranieri, i vari emiri e petrolieri non investono un centesimo nel calcio italiano. Hanno investito ovunque in Europa, ma in Italia no. (gli unici sono quei profughi che Unicredit ha messo a capo della Roma).
    Come si fa ad attrarre capitali dall’estero? E’ così impossibile?
    Per sprovincializzare il calcio italiano servirebbe una Lega più indipendente e manageriale, servirebbe una ventata di serietà e di credibilità, in primis una ripartizione dei proventi televisivi più equilibrata. ll calcio è un’importante settore dell’industria italiana, non si tratta soltanto di undici scemi che corrono in mutande dietro ad un pallone. Il calcio dà da mangiare a decine di migliaia di persone oltre ai calciatori (per non parlare poi di tutto l’indotto che sta attorno agli eventi calcistici). Andrebbe semplicemente gestito meglio, con più professionalità, bisogna rendersi conto che è finita l’epoca dei Presidenti Tifosi Benefattori che infuocavano le platee.
    Nella realtà abbiamo una Lega Calcio e una FIGC debolissime, in totale balia degli eventi e dei capricci del presidente di turno. Anche l’Empoli (l’Empoli!!!!) ultimamente ha fatto la voce grossa e l’ha avuta vinta stravolgendo le regole pro domo sua durante i playoff di serie B. Se anche l’Empoli può permettersi di fare ciò che gli pare allora non è Agnelli (o almeno, non è solo Agnelli) il problema.
    Negli ultimi tempi stanno maturando definitivamente i frutti della gestione idiota e paramafiosa degli ultimi trent’anni e il calcio italiano sta precipitando a dei livelli imbarazzanti. Buon calciomercato a tutti.

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