L’importanza di essere… leader

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Molti italiani non vedono il nostro paese come una futura patria del bipolarismo.

Quante volte abbiamo sentito “… non siamo gli Stati Uniti…”,  “…ci sono troppi partitini…”, “…due grandi fazioni finiscono per diventare simili…”? .  Girando la questione da tutti i lati possibili sembra proprio che il nostro Paese non sia nato per avere un sistema politico bipartitico.

Ma quanto l’esistenza di molteplici poltrone e organi partitici, danneggia l’Italia, in un momento di crisi come questo?

Novembre 2011, Berlusconi veniva sommerso da un incubo chiamato spread. Le condizioni per governare erano inesistenti. il vero problema però era dall’altro lato della staccionata dove nessuno era in grado di garantire un’alternativa.

In una situazione come quella del 2011, un sistema bipolare chiaro, semplice, quanti dubbi e perplessità avrebbe evitato?

Ultime elezioni del Presidente della Repubblica: si decise di scomodare Prodi. Il professore di Bologna non aveva chiesto nulla, era in Africa. Venne candidato e vide il suo nome fatto cadere proprio dai malumori della sinistra. Sarebbe successa la stessa cosa con due partiti in parlamento?

La rincorsa al centro è figlia del nostro paese, in caso di necessità c’è sempre quello scoglio al quale appigliarsi sperando che la tempesta passi e calmi la sua ira. La voglia di creare due argini forti e saldi è inesistente, si rimane in balia delle onde. L’augurio è che presto arrivi qualcuno in grado di dirigere la massa verso posizioni comuni, verso coste tranquille. Ci affidiamo sempre al compromesso; allunghiamo sempre l’agonia. Ciò che invece servono, sono personalità carismatiche capaci di prendere in mano una parte della nazione. Servono leader.

Si parla spesso di Presidenzialismo alla francese, della necessità di avere governi stabili e duraturi. Si parla di elezione diretta del Capo dello Stato. Tutte queste iniziative richiamerebbero deleghe e concessioni. Eppure la necessità di fortificare la base elettorale attorno a politici di ampio spessore ancora non si vede. Tutto è sommerso da correnti e apparati, ma va bene così..

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3 pensieri su “L’importanza di essere… leader

  1. Se capisco bene tu auspichi un bipolarismo come soluzione alla crisi del sistema politico, e individui dei leader forti come strumento per ottenerlo.

    Ora, io non lo so se il bipolarismo potrebbe essere una buona soluzione. Da una parte ne sono molto tentato, dall’altra temo che finirebbe per offrire meno rappresentanza in Parlamento, con il probabile effetto di calo dell’affluenza, di cui ora meno che mai avremmo bisogno. Però si potrebbero introdurre dei meccanismi per mitigare questo punto debole. E’ una sfida che vale la pena di raccogliere.

    Quello su cui non sono d’accordo è l’efficacia dello strumento. Mi sembra che il nostro paese sia tra i più leader-centrici a livello partitico. Insomma, se devo pensare a partiti che hanno alla base un progetto e i cui leader sono a tempo, e messi in discussione periodicamente dalla base, tra i partiti sopra l’1% vedo PD, Lega, Fratelli d’Italia. Totale alla camera delle ultime elezioni: 31.5%.
    Tra i partiti nati sulla base della leadership di una persona, mai messa veramente in discussione (sopra l’1%): scelta civica, Udc, Pdl, Sel, M5S, Ingroia, Giannino. Totale: 63,7%.

    Non c’è certo bisogno di ricordare quanto tutto ciò sia distante dal dato europeo.

    Insomma, la voglia di affidarsi ad un leader forte da noi mi pare che ci sia, e che sia anche piuttosto abbondante. Eppure il bipolarismo è lontano. Certo, ha prodotto uno dei più grandi leader europei degli ultimi 20 anni. Ma non mi pare che il paese ne abbia tratto grossi benefici. Dunque il problema è stato Berlusconi o il nostro affidarci a una persona e non a un progetto politico? E se anche fosse stato stato Berlusconi, cosa ci garantisce che il prossimo grande leader sia una persona più onesta/capace/seria? Il fatto che abbia un colore politico diverso? Il fatto che “ci fidiamo”?

    Detto tutto questo, siamo sicuri che sederci e aspettare che passi una persona a cui mettere in testa la corona, a patto che si dichiari dell’opposto schieramento, sia la cosa migliore da fare?

    • Caro Luca, il bello e il brutto di scrivere post è che non sempre si può mettere nero su bianco l’evoluzione del pensiero che si va a scrivere… non auspico un bipolarismo, bensì vorrei focalizzare i limiti di un sistema partitico esageratamente frammentato.
      Oltre al numero troppo ampio di partiti va ribadito come oggi l’ideologia, non è forza trainante per i partiti verso l’opinione pubblica. Per quanto spesso si senta parlare di bandiere e valori irrinunciabili la disaffezione è troppo ampia per essere ricucita secondo vecchi diktat.

      Accenni al bipolarismo come possibile fonte di astensionismo… guardiamo la cosa da un altra angolazione. Il cittadino è portato a votare se i problemi della vita reale trovano una soluzione nelle parole di chi si candida a governare. Se ciò è vero, non è il sistema che crea la percentuale di voto ma l’offerta di chi si propone.

      Ciò su cui non sei totalmente d’accordo è il mio chiamare in causa personalità forti.
      Il leader non è colui che alza una tavola e detta dieci leggi. Il leader è colui che sulla spinta della parte che rappresenta si erge e difende la causa a spada tratta. Il leader è l’allenatore che alla prima di campionato dopo una sconfitta non critica il presidente per il mercato estivo. non critica l’arbitro perchè le regole sono applicate male. Non aggredisce gli avversari. Il leader è quello che dice “da questa sconfitta tireremo fuori il meglio di noi e svilupperemo meglio il nostro progetto”.

      Non servono messia, servono politici che sulla base di idee condivise e sulla base di una fiducia trasparente e palese (chiamala primarie se vuoi) si faccia garante di un progetto.

      Non sogno partiti ad personam, assolutamente. Sogno persone che sanno assumersi la responsabilità.

  2. Sul bipolarismo che riduce la rappresentatività, io in realtà davo per scontato che ci si riferisse ad un sistema bipartitico, visto che ti riferivi al numero troppo ampio di partiti. Inesattezza mia, pardon.

    Sul personalismo, secondo me non bisognerebbe concentrarsi tanto sulle qualità che dovrebbe avere un leader. Ma sulla cultura che bisognerebbe promuovere. E sulle regole che dovremmo volere in un sistema politico, perchè questo tipo di cultura possa diffondersi. Perchè se un giorno arriva un leader che critica il presidente, insulta l’arbitro e aggredisce gli avversari, i tifosi inizino a fischiarlo e lo mandino a casa. E serve che in un secondo momento nessuno inizi a dire che “l’allenatore ha avuto le mani legate e non gli è stato lasciato fare il suo lavoro”.

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