A lezione da Sofia

Martedì sera ho avuto il piacere di moderare un incontro con Sofia Ventura, politologa dell’Università di Forlì nonché editorialista molto brillante del Corriere della Sera e dell’Espresso. L’incontro era organizzato dal blog “Il podere delle idee“, espressione dei comitati Renzi del cesenate, e andava a interloquire con una “renziana”, in quanto la Ventura ha sostenuto Renzi nella battaglia delle primarie (ed è fermamente convinta che Renzi debba candidarsi alla segreteria Pd per rivoluzionare il partito, su questo magari tornerò un’altra volta).

E’ stato un incontro molto stimolante. In due ore si è parlato di tutto: Italia, Europa, Pd, Pdl, crisi, Renzi, Letta, Berlusconi, Grillo, e insomma di tutto quel che accade tra le nostre mura. Vi giro però una serie di spunti sui quali vale la pena riflettere.

1. La leadership e la sinistra

Ventura ha scritto un libro che prossimamente leggerò (Il racconto del capo: Berlusconi e Sarkozy), e dunque mi sembrava una delle persone più adatte per poter spiegare l’idiosincrasia di una certa parte della sinistra verso la figura del leader. La spiegazione rimanda al libro di Carlo Galli, Perché ancora Destra e Sinistra, e a un’analisi molto sottile. In breve, la sinistra ha sempre dimostrato una mentalità razionalizzante, ossia ha sempre creduto nella necessità di elaborare, analizzare e trovare una soluzione a qualsiasi processo. Proprio perché convinta di riuscire a migliorare sempre l’esistente, la sinistra ha sempre considerato la derivazione leaderistica una scorciatoia da evitare. Al contrario la destra partiva da un punto di vista diverso, ossia dall’incapacità delle persone di migliorare a tutti i costi lo stato delle cose: il che porta all’accettazione dei limiti, degli errori, e dunque ritiene che affidarsi a un leader non sia sbagliato dati gli scopri prefissi. Il problema è evitare le storture: come la destra ha finito per affidarsi troppo ai capi, la sinistra non è mai stata in grado di accettare serenamente che la leadership e il carisma contano.

2. Collegata a questa, c’è la questione del semipresidenzialismo di cui si parla in Italia. Benché scettica sulle reali capacità del governo Letta di incidere realmente in tema di riforme istituzionali, Ventura ha spiegato perché a suo avviso non è sufficiente una legge elettorale maggioritaria (modello francese), ma vada adottata anche una forma di governo semipresidenziale. La ragione sta nella condizione italiana, estremamente frammentata a livello politico-partitico. Ventura sostiene che anche con una legge elettorale maggioritaria non si risolverebbe il problema dell’ingovernabilità, mentre una riforma in senso semipresidenziale permetterebbe di strutturare saldamente il sistema in senso bipolare, e dunque costringerebbe i partiti a ripensarsi profondamente in chiave non solo dialettica ma anche governativa. Qui l’articolo di Ventura sull’Espresso.

3. Infine, una piccola notazione. Non ho resistito alla tentazione di fare a Ventura una domanda un po’ particolare: le ho chiesto chi metterebbe nel pantheon della sinistra. Lei, da liberale, ha citato De Tocqueville e Hannah Arendt.

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