Dio salvi la Regina (e anche Jonathan Coe)

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Dio salvi la Regina, anche quando le cose non vanno proprio benissimo. E sì che la Gran Bretagna degli ultimi trent’anni le ha viste tutte: dai “marroni” anni ’70, al boom del tatcherismo negli anni ’80, fino alle incertezze e alle speranze nate a cavallo del terzo millennio. Non è facile districarsi in mezzo a quintali di fish&chips, ales, neoliberismo e neolaburismo. Tra gli scioperi delle Trade Unions guidate dai trotzkisti, la risposta dei conservatori e il tentativo di seminare una nuova società con la cool Britannia. Per fortuna che a fare luce ci aiuta Jonathan Coe, che nel corso degli anni (i libri sono in giro da un po’) ha costruito un vero e proprio tracciato attraverso il quale gettare un’occhiata alla Gran Bretagna degli ultimi trent’anni.

La banda dei brocchi, La famiglia Winshaw e Circolo chiuso costituiscono un affresco imprescindibile sui

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cambiamenti dei sudditi di Sua Maestà nell’ultima parte del Novecento. Non è una vera e propria trilogia poiché solo La banda dei brocchi e Circolo chiuso vedono gli

stessi protagonisti, ma è evidente il fil rouge tra i te volumi. Che sono scritti con una prosa brillante, meno basic rispetto a Irvine Welsh e meno lineare rispetto a Nick Hornby.

 

Coe - Circolo chiusoQuesto perché Coe, amante di Calvino, ne ha ripreso l’abilità narrativa nel costruire trame che si prendono e si perdono fino a ricomporsi ai limiti del possibile (l’intreccio di La famiglia Winshaw è stupefacente).

Due osservazioni finali. La prima, personalissima, è che raramente (e qualcosa ho letto) mi sono identificato con un personaggio dei romanzi come mi successo con Benjamin Trotter (La banda dei brocchi e Circolo chiuso), e la cosa mi ha veramente stupito. La seconda, più generale, l’idea che resta della Gran Bretagna, dopo la triplice lettura. E cioè quella di un paese tutt’altro che florido ma in grado di capire il momento in cui trasformarsi e rompere col proprio passato, affrontando poi le conseguenze delle proprie scelte. Mentre su questi lidi non si fa altro che rimandare, per evitare di dover cambiare. Dio salvi la Regina, e ci preservi Jonathan Coe.

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Un pensiero su “Dio salvi la Regina (e anche Jonathan Coe)

  1. Esatto! L’ultima parte dell’articolo racchiude il mio pensiero sul Regno di Sua Maestà. Un Paese per nulla messo bene economicamente, con i fondamentali dell’economia diversi dal resto dell’Europa e del mondo Occientale ma che ha saputo capire le tendenze e i cambiamenti degli assetti geopolitici ed economici durante e dopo la caduta del Muro di Berlino. Cosa che tutti gli altri non hanno saputo cogliere o si ostinano ancora a non capire (come noi con concetti come “Sistema Italia”). L’unica mia speranza è che il Royal baby nasca in fretta perchè i mass media hanno un po’ asciugato i cocones.

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