The Wall ovvero lo spettacolo definitivo

Dal momento che ho un po’ di tempo per scrivere e che la questione B. vs Cassazione mi entusiasma meno di zero vorrei condividere con voi un paio delle sensazioni (forti) sul concerto di Roger Waters visto domenica a Roma. Invito Jack a completare quello che scrivo, visto che eravamo assieme sul prato dell’Olimpico.

Premettendo che il concerto dei Radiohead alle Cascine dello scorso anno aveva decisamente elevato il mio standard di concerto/opera d’arte, devo dire che c’è un solo aggettivo per descrivere lo spettacolo offerto da The Wall: definitivo. Non credo di esagerare molto. Personalmente non credo di aver mai provato qualcosa di simile durante un concerto o di fronte a uno spettacolo (perché si tratta di un’esperienza che va oltre la “semplice” esecuzione musicale).

Uno spettacolo commovente, con una prima parte semplicemente incredibile in cui, contemporaneamente al completamento dell’enorme muro di sfondo, scorrevano immagini di persone scomparse tragicamente (dai militari caduti nella Seconda Guerra Mondiale ai pompieri dell’11/9) accompagnate dal simbolismo che solo i Pink Floyd sapevano regalare. In alcuni momenti letteralmente mi perdevo con lo sguardo verso il palco (eravamo praticamente all’altezza del cerchio di centrocampo) mentre in altri, insieme ai miei carissimi compagni di avventura, ci fermavamo a fissare lo spettacolo delle tribune. Non so se sia dovuto alla particolarità dell’Olimpico, così largo da creare quasi un effetto arena se ti trovi come noi in mezzo al prato, ma si poteva realmente vedere e sentire l’empatia di tutte quelle persone con lo spettacolo che stavano guardando. Ecco, questa sensazione di empatia mista alla commozione credo sia stata la cosa più intensa dell’intero show.

Personalmente poi avevo gli occhi lucidi durante le quattro canzoni che vi allego nel video, ma questo è legato principalmente a una mia particolare predilezione per quella parte di album. Il momento esatto in cui finisce Bring the Boys Back Home e inizia Comfortably Numb è, credo,  il momento musicale più alto che abbia mai toccato.

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Un pensiero su “The Wall ovvero lo spettacolo definitivo

  1. Spettacolo da brividi.
    E non credevo di poter avvertire i brividi a Roma il 28 di luglio, con 30°C e in mezzo a quella calca di gente. Invece sì, in certi momenti mi si è gelata la schiena!
    D’altra parte “The Wall” è IL disco di Waters, autobiografico al massimo e totalmente impregnato di quell’angoscia esistenziale che già si avvertiva nei precedenti dischi dei Pink Floyd, ma che in The Wall esplode in tutta la sua tragicità. Waters riesce a concepire un album totalmente suo, un album diverso da tutti gli altri, l’album della definitiva maturazione di un artista che osserva la sua vita e la sua carriera ponendosi domande angoscianti e cercando disperatamente delle risposte. Un disco che già nel 1979 nasceva con l’idea di farne un tour con caratteristiche fortemente teatrali e un film.
    Nel 2013 Waters ripropone ancora il suo disco e lo fa attingendo a tutta la teconologia odierna regalando una commistione di immagini e suoni di livello insuperabile. Uno spettacolo monumentale, autobiografico, retorico, autoreferenziale. Ma Roger Waters se lo può permettere (e possiamo perdonargli anche due o tre passaggi in playback..).
    Per chi è cresciuto a pane e Pink Floyd sarà difficile nella vita assistere a spettacoli di maggior qualità. Consiglio a tutti di andare a vederlo prima che il buon Roger decida di appendere definitivamente il microfono al chiodo.

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