La Siria ci dice un po’ di cosa (non) siamo

Rompo il silenzio vacanziero-agostano del blog per condividere con voi un paio di considerazioni. Con l’aggravarsi ulteriore della situazione umanitaria in Siria è abbastanza comune leggere o ascoltare critiche sulla mancanza di strategia da parte americana e, in modo anche superiore, da parte dei paesi europei. Ora, la strategia manca sicuramente, questo è innegabile, ma ho come la netta sensazione che più di tutto manchi qualcos’altro. Ai paesi europei, presi singolarmente e collettivamente, manca letteralmente un’anima, uno scopo, una definizione di quello che sono.

Provo a spiegarmi meglio. Per avere una strategia verso un’area è necessario avere prima di tutto cognizione di che cosa sei e di che cosa vuoi ottenere o proporre agli altri. Per anni l’Europa si è cullata nell’idea di essere un modello di democratizzazione/pacificazione; una forza di pace. Si trattava ovviamente di una visione alquanto parziale e, a guardarla col senno di poi, anche piuttosto ingenua. Si trattava, inoltre, di un’idea che produceva reazioni scomposte e strategie spesso indecifrabili e contraddittorie. Ciononostante, almeno era un’idea. Si poteva giustamente criticare l’assenza di una strategia ma si doveva riconoscere che esistesse una, per quanto flebile, definizione di quello che siamo.

In questo momento ho l’impressione che l’assenza di una qualche forma di strategia sia la logica conseguenza di un’incapacità di definirsi. Detto in modo brutale: qual è lo scopo ultimo dei paesi europei singolarmente o collettivamente presi? Stiamo insieme solamente per rispettare il fiscal compact? Stiamo insieme perché l’Euro è irreversibile? Insomma, negli ultimi anni si è sostanzialmente instaurata un’idea per cui gli stati europei “vivono alla giornata” e sono incapaci di pensare oltre al domani. Si affronta (spesso male per giunta) la crisi più calda tacendo quale sia la direzione ultima che si vuole prendere; si cancella sistematicamente lo scopo di insieme.

 Ecco, in questo scenario, criticare l’assenza di strategia verso la Siria è certamente corretto ma una simile critica coglie soltanto una parte del problema. Per avere una strategia bisognerebbe avere un fine da ottenere. Ma se il fine degli stati europei non va aldilà dei vincoli di bilancio del fiscal compact è dura pensare che questi possano avere una qualche forma di strategia. In conclusione, la Siria ci mostra piuttosto bene che il problema principale non è più solamente l’assenza di strategia ma una ben più profonda incapacità di darsi uno scopo.

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