Leopolda #1: forward, not back

Ci sono tanti aspetti su cui poter scrivere della Leopolda. Ne scelgo due, in attesa di altri contributi dagli altri blogger leopoldini.

Il primo. La Leopolda è un unicum in Italia. Non esiste un altro appuntamento del genere, da parte di nessuna forza politica. Il che è anche la sua bellezza: tre giorni pieni di sostanza (alla faccia di chi parla solo di immagine) che coinvolgono migliaia di persone da tutta Italia. Giunte a loro spese, ça va sans dire, da Torino a Palermo e da ogni angolo del Paese. Persone: non spettatori. A nessuno è stato pagato il pullman dal partito. Tutti sono stati coinvolti: nei tavoli di lavoro, negli interventi sul palco. Nessun parlamentare ha preso la parola. Siamo ben lontani non solo dall’idolatria del web grillina, ma soprattutto dalle convention artefatte di Pdl e compagnia. Chiunque poteva partecipare: bastava registrarsi. La Leopolda è il vero congresso del Pd. Perché lì c’è il popolo del Pd che pensa e prova a cambiare le cose. Non è un caso che si ripeta annualmente: se Renzi diventerà segretario, dovrà per prima cosa istituzionalizzare questo appuntamento. Farne quel che in Gran Bretagna è la conferenza annuale del Labour.

Il secondo. Se ci fate caso, nei giorni successivi alla Leopolda, tutte le altre forze politiche hanno discusso dei temi prodotti a Firenze. Dalla legge elettorale all’abolizione delle province, dalla riforma del diritto del lavoro a quella della giustizia. Tutti a dire: così non va, è sbagliato questo, è sbagliato questo. Non mi interessa tanto il merito, quanto la logica. Erano anni che la sinistra si trovava a inseguire. Ha inseguito la Lega sulla sicurezza, Berlusconi sulla giustizia, Grillo sui costi della politica. Ora finalmente si prova a ribaltare il tavolo. Noi dettiamo l’agenda, voi andate al traino. Perché la sinistra non può parlare di tasse? O di immigrazione? Se faccio una buona proposta sulla riforma della giustizia, può essere che prendiamo il voto di un elettore che prima non ci votava. Dovrebbe funzionare così, in un mondo neanche troppo perfetto.

La mia speranza è che la stazione Leopolda sia veramente il luogo da cui la sinistra italiana possa ripartire. Cercando nuovi binari. Forward, not back.

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