Guardie e ladri

Ieri ho ricevuto una mail di Renzi. Mi è stata mandata in qualità di ex iscritto al PD. Accompagnata da una generale richiesta di sostegno, in nome del fatto che, come sindaco di Firenze «ciò che ho promesso, poi l’ho mantenuto», mi ha colpito in particolare una frase: «Oggi mi candido con una mozione titolata “L’Italia cambia verso”, che trovate sul sito www.matteorenzi.it».

Dal momento che mi sono ripromesso di votare alle primarie non in base alla persona, ma al progetto che propone per il paese, vado sul sito. Siccome ho talmente poco senso dell’orientamento, che riesco a perdermi anche nei siti web, mi imbatto prima in un video-discorso di Renzi registrato il 4 Novembre, in occasione della ricorrenza dell’alluvione che ha colpito Firenze nel ’66. Il discorso si apre sulla pedonalizzazione di un ponte, che avrebbe dovuto essere terminata per «lunedì», ma verrà rinviata a Gennaio

«Ironico», penso. Poi mi rendo conto che forse sono un po’ prevenuto e che se voglio valutare serenamente la suddetta mozione, devo leggerla con un altro spirito. Non so se ci sono riuscito, e invito chiunque abbia tempo e voglia, a leggerla ed eventualmente a correggermi.

Passo velocemente attraverso Il punto 1, in cui sono riassunti alcuni dei cavalli di battaglia della filosofia renziana, fra cui la necessità di prendere i voti di centrodestra e M5S, riprendendo alcune delle loro tematiche. Agrodolce, mi passa per la testa l’assurdo pensiero di Renzi che si candida nella SPD in Germania alle elezioni del ’32 con lo slogan «Deportiamo gli ebrei, ma su treni di prima classe, perché siamo di sinistra». Il «progetto serenità» non sta andando molto bene, cerco di ricompormi.

Arrivo quindi al punto 2, che si intitola «Il PD deve cambiare verso all’Italia». Ci sono. Si struttura in 8 punti, e mi piacerebbe ripercorrerli brevemente.

1.  Tutti devono cambiare. Le cose vanno male. «Occorre cambiare verso [perché] l’Italia ha risorse per farcela». Una buona e condivisibile introduzione.

2.  Semplicità. Il PD deve proporre una riforma del fisco, della giustizia, della pubblica amministrazione, discussi con circoli, amministratori, parlamentari, e aperti alla discussione. Queste riforme devono essere orientate a semplificare la burocrazia. L’unica proposta concreta si riduce al «non chiedere un documento di cui sia in possesso un’altra amministrazione pubblica». Il che è anche condivisibile, ma in linea generica l’eccesiva burocratizzazione della pubblica amministrazione viene puntualmente denunciata dai partiti almeno dal secondo dopoguerra, senza venirne a capo.

3.  Contro i nostri tabù. Un’indicazione chiara: «Tutto ciò che otterremo dal recupero dell’evasione fiscale dovrà essere utilizzato soltanto per riduzione delle tasse, non producendo ulteriore spesa». Stessa cosa per la «dismissione di patrimonio».  In sostanza, ci riconosciamo nella politica economica di Tremonti, la priorità è abbassare le tasse. È inoltre necessaria una riforma che imponga alle banche di prestare i soldi a chi ne ha bisogno e non «agli amici di amici». Sarebbe molto bello, ma per me che non ne capisco nulla, come si fa? Mi ricorda una considerazione laconica che ho letto da qualche parte: «Risolvere il problema del crimine è molto semplice: basta che tutti osservino la legge».

4.  Il partito dei diritti… «Ciò che dobbiamo costruire è l’educazione di tutti a un rapporto più gentile fra le persone». In mancanza di ulteriori indizi, mi rimane da pensare che istituiremo corsi serali obbligatori di galateo.

5.  …e il partito dei doveri. Combattere la criminalità organizzata, ricordare i martiri dello Stato, modificare la spesa pubblica (qui viene data qualche indicazione), chiedere una riforma della giustizia. In che modo? Tramite una riforma della Bossi-Fini, della Giovanardi, della custodia cautelare, e l’implementazione di sistemi alternativi alla detenzione. Questo punto punto mi convince. Certo, mi sembra un po’ troppo orientato al cosa bisogna cambiare e non come. Ma si tratta pur sempre di un documento programmatico e mi basta. Un solo appunto. Sul ricordare i martiri dello Stato siamo (quasi) tutti d’accordo. È quando si discute sul chi sono, che ci si inizia a scannare.

6.  Territorio. Non nel senso bersaniano del termine, ben inteso. Nel senso di difesa del Made in Italy, anche se non viene spiegato come. E nel senso di riforma del titolo V della Costituzione, che dà troppi poteri alle regioni. Quest’ultimo punto è chiaro, ma non mi trova d’accordo.

7.  Sud come opportunità. Investimenti mirati, concentrati su fattori a lungo termine della crescita, specificando quali sono. Sono d’accordo, l’unico problema è che la stessa cosa l’ho sentita ripetere fino alla nausea da quando ho memoria. È un po’ come il mantra del «i soldi per fare quello che voglio li trovo combattendo l’evasione fiscale».

8.  Terzo settore, anzi primo. Ben sette righe e mezzo per ribadire che il PD è vicino «con entusiasmo e rispetto» al mondo dell’associazionismo, del volontariato, del no profit. Che si sappia.

Insomma, si tratta di linee programmatiche ed è normale che non siano troppo specifiche. Salvo su un paio di punti, però, mi sembra che qui ci si sia lasciati un po’ prendere la mano dalla Dea Vaghezza. Mi sembra che si siano ripresi tanti principi giusti, mancando di svilupparli. Insomma, sono capace anch’io di candidarmi dicendo “vogliamo un paese prospero e giusto, e lo otterremo soltanto mettendo mano al sistema economico e giudiziario”. Non dico che gli altri candidati abbiano fatti meglio, anzi. Dico solo che se devo scegliere chi votare in base alle idee che ha per il paese, sono messo piuttosto male. È un po’ come studiare per un esame senza avere il libro.

Una cosa però mi è chiara. Prendere i voti di centrodestra e Grillo rilanciando alcune delle loro proposte (mantenimento della spesa pubblica, riduzione del finanziamento ai partiti, riduzione del numero dei parlamentari), mi pare un po’ in contrasto con la logica di dettare le tematiche agli altri partiti piuttosto che inseguirli. Insomma, in questo gioco, non ho ancora ben capito chi fa la guardia e chi il ladro. E soprattutto, non ho capito verso che paese ci si insegue. Perché se è su quest’accozzaglia di luoghi comuni che auspichiamo che ci inseguano, per quanto mi riguarda, possono anche lasciarci andare da soli, a quel paese.

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