La scelta di non votare

no voto

Io sto… a casa.

Premetto che essendo all’estero e non avendo una scheda SIM straniera non potrò votare alle primarie. Io comunque rientrerei nella categoria degli indecisi. Non indecisi su chi votare, ma per cosa votare. Non è la semplice distinzione che pone al centro i programmi rispetto alle persone; piuttosto si tratta di decidere se si deve votare per un segretario o per un candidato primo ministro. La mia posizione su questo punto è che le primarie siano del Partito Democratico e che quindi riguardino l’elezione di un segretario e non di un futuro capo di Governo.

Io non sono iscritto al PD, pur avendo più di qualche affinità con l’area marcatamente socialdemocratica del partito; ragion per cui vedo come una mancanza di rispetto nei confronti dei militanti scegliere per loro chi dovrà essere a comandarli. Sono consapevole che la prima critica che si avanzerà a questo ragionamento è che, in fondo, molti “militanti” o presunti tali, sono molto meno informati sul mondo dei democrats rispetto a simpatizzanti che ne seguono da vicino le vicende. Tuttavia, se io fossi un iscritto sarei fermamente contrario alla sola possibilità che una persona qualunque non sapendo cosa fare Domenica 8 Dicembre, decida di andare a votare per passare del tempo, per farsi un giretto in centro città o solo perché in fondo “il candidato X mi sta più simpatico di Y”. Non amando l’equazione primarie aperte = apertura del partito, rimango dell’idea che solo partecipando attivamente si possa avere il diritto a scegliere. Se questo diritto lo si deve acquisire con una tessera di cui poi ci si deve vergognare – perché in fondo il discorso grillino sulla fine dei partiti ha fatto presa nel dibattito pubblico tanto da essere accettato anche da chi fa politica– allora tanto vale non votare e rafforzare quella vox populi per cui qualunque sia la scelta non cambierà nulla.

Come detto, essendo primarie di partito, devo dire che mi lascia perplesso il fatto che Renzi possa trascurare il partito di cui vuol divenire segretario tanto da ignorarne il simbolo nei suoi comizi. Certo aprire le sezioni e modernizzarle rendendole al passo coi tempi è un impegno lodevole, ma questo non vuol dire rendere un partito liquido o utile solo come cartello elettorale durante il voto. Per me un partito forte e solido rimane il filtro necessario in una democrazia rappresentativa (e non popolare, un aggettivo che non significa nulla). Renzi questo lo ignora, mentre Civati sembra avere poche idee su questo punto. Se dovessi scegliere, quindi, la mia preferenza cadrebbe sull’anti-leadership di Cuperlo. Ma per fortuna per Renzi e Civati non voterò. Oddio, fortuna … se il 9 dicembre ci sveglieremo con la notizia che meno di 2,5 milioni di persone hanno votato, forse nemmeno l’appeal di candidati giovani e brillanti sarà servito a ridare un battito cardiaco alla sinistra italiana. Il cervello invece? Sarebbe troppo noioso parlare di idee economiche, di welfare state, di industrializzazione, energia, alimentazione, ricerca, scuola … quindi meglio farla breve.

Dal cervello del partito dovrebbero nascere le idee su come guidare la società, immaginandosela tra vent’anni. Nel PD, ahimè, ancora si fatica a capire se una coppia omosessuale possa sposarsi legalmente come una coppia etero. Buon voto, comunque: che siate o non siate iscritti.

Scritto da Davide Vittori

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