Contractual arrangements: un altro autogol comunitario?

Contractual arrangements: segnatevi questa espressione perché potrebbe diventare molto calda nei prossimi giorni. In vista del Consiglio Europeo del 19/20 Dicembre sembra che questi accordi, noti anche come contratti per riforme, possano diventare parte del nostro lessico legato alla UE.

Ma di cosa si tratta? L’assunzione di base è corretta e incontestabile: le riforme strutturali costano e quindi gli stati che le volessero implementare hanno bisogno di soldi per implementarle. Operazione tutt’altro che semplice in paesi già fortemente indebitati. A questo punto subentrano le criticità. I contratti in discussione prevederebbero quindi un finanziamento per le riforme in cambio della firma di un accordo dettagliato su ogni punto che deve essere messo in pratica. La sorveglianza sarebbe poi affidata alla Commissione. Confesso che il primo paragone che mi è venuto in mente è stato quello con gli aggiustamenti strutturali che il Fondo Monetario Internazionale contrattava con i paesi in via di sviluppo. Non proprio un caso di successo insomma.

Secondo punto critico è la forma dei finanziamenti che verrebbero concessi. La bozza di accordo che sembra delinearsi, infatti, non prevederebbe un finanziamento da un bilancio comune sul modello degli esistenti fondi strutturali. Al contrario il finanziamento dovrebbe consistere nella possibilità di avere uno “sconto” sul tasso di interesse praticato. Insomma, se per una certa riforma l’Italia dovrebbe indebitarsi con un tasso del 4% siglando questi accordi potrebbe farlo magari al 2%. In cambio però cederebbe la completa sorveglianza a Bruxelles.

Insomma tutta questa manovra mi sembra molto in linea con le ultime tendenze comunitarie. Si parte da una constatazione corretta (fare le riforme ha un costo) e si sceglie il metodo più sbagliato per metterlo in pratica. Accettare un contratto a vigilanza così stringente senza avere in cambio nemmeno una comunitarizzazione del fondo da cui i prestiti sono erogati è una follia per i governi. Un governo che accettasse una cosa del genere sarebbe praticamente commissariato. Il risultato più probabile di tutta questa operazione rischia di essere, quindi, dare ulteriore fiato a movimenti antieuropeisti. L’ultima cosa di cui avrebbe bisogno l’UE alla vigilia di elezioni europee che si preannunciano già piuttosto complesse. 

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