Finanziamento privato, libertà di scegliere e non di pagare.

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Disse Francesco Cossiga: «Quando l’inviato del Pci tornava da Mosca con la sua valigia piena di dollari, lo andavamo a ricevere noi del ministero degli Interni insieme agli americani che volevano esser certi che i dollari non fossero falsi. Poi lo scortavamo allo Ior vaticano per il cambio e ognuno se ne tornava a casa soddisfatto».

Sono contrario al finanziamento pubblico ai partiti. Lo sono per due motivi. Dal paragrafo iniziale si può intuire come il finanziamento privato in Italia sia sempre esistito. Dal dopo guerra ogni partito ha ricevuto incentivi e denaro. Dal PCI e le sue valigette targate Unione Sovietica, alla DC che ha costruito interi sistemi di agevolazioni e “sviluppo” economico. Arriviamo a Craxi. Tocchiamo Tangentopoli. Berlusconi e l’utilizzo di radio e televisioni. Fermiamoci prima di stare male. Il secondo motivo non è storico, è etico. Il cittadino dovrebbe essere libero di scegliere come contribuire alle spese politiche. Oggi, in euro, si parla di centinaia di milioni. Il “pubblico” è stato semplicemente un salvadanaio che nulla ha portato nel miglioramento dell’offerta politica.

Si parla di finanziamento privato e si vola negli Stati Uniti d’America. Occorre però fare delle distinzioni prima di catalogare come giusto o sbagliato un sistema. Negli US il finanziamento pubblico esiste, è semplicemente irrisorio e chi sceglie di attingere al denaro privato deve in larga parte rinunciare al compenso statale. Inoltre, gli americani votano un candidato, solo indirettamente un partito. Discorso lobbies, il cane che si morde la coda. Siamo il paese dei raccomandati, delle agevolazioni se si hanno contatti, il Paese dove “una mano lava l’altra”. I vantaggi per cerchie ristrette sono sempre esistiti e non è certo foraggiando i partiti con soldi pubblici che si è migliorato il sistema. Anzi.

La direzione intrapresa dal governo Letta è sostenibile seppur poco coraggiosa. Il finanziamento pubblico continuerà fino al 2016 in percentuali sempre minori. Occorre un taglio netto. Serve semplicità e libertà di scelta.  Basta ipocrisia. Verso un bipolarismo semplice, dove il vincitore governa e chi vota sceglie facilmente come indirizzare il proprio contributo. Il tutto rispettando un referendum popolare, un vero plebiscito. Quel referendum che nel 1993 abrogava il finanziamento pubblico. Sarebbe più bella l’Italia se fosse più trasparente e meritocratica.

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