Electrolux e la necessità di una politica nuova.

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Lo stabilimento Electrolux in provincia di Pordenone comprende 1.200 dipendenti interni, 2.000 lavoratori se si considerano anche le attività indirette collegate.

Qual è il problema?

La concorrenza asiatica. Nello specifico si pensi a Samsung e Lg. Queste due imprese hanno un target di consumatori identico e producono a prezzi molto concorrenziali.

Cosa fa Electrolux in Italia?

Electrolux ha quattro strutture produttrici in Italia. Si stimano indicativamente tra i 4 e i 5.000 lavoratori riconducibili a quest’impresa.

Qual è la proposta di Electrolux?

Electrolux ha proposto diversi piani industriali. In particolare la scelta ripiegherebbe sulla chiusura dello stabilimento in Friuli e una drastica riduzione degli stipendi per gli altri dipendenti. A questa proposta si sono affiancate diverse alternative. Sono in ballo premi aziendali, riduzione del monte ore, avanzamenti contrattuali e chi più ne ha, più ne metta. Per ora nulla è stato deciso, si è solo capito che la cinghia va stretta.

Come si è mossa la politica?

Condivisibile la posizione del Presidente Serrachiani. Davanti a questa situazione ha chiesto le dimissioni del Ministro Zannonato. Il Pd friuliano identifica nelle politiche occupazionali e nelle azioni di sostegno al lavoro il vero problema sul quale giocare la partita.

Perché questo post?

Questo post è scritto perché noi italiani siamo abituati alla necessità di dover incolpare qualcuno. Non perdiamo tempo nell’indicare l’assassino. Occorre invece allargare gli orizzonti per affrontare i veri problemi che si stanno vivendo.

Siamo davanti a una multinazionale che dopo anni di crisi ha in “portafoglio” decine di migliaia di dipendenti e famiglie italiane. Tanto per cominciare diciamo grazie.

In seconda battuta il problema centrale non è il calo dello stipendio per i lavoratori. Il vero problema è la mancata sinergia di politiche economiche a livello comunitario. La mancanza di un vero mercato europeo porta a una cattiva gestione del territorio. Regole, diritti e doveri diversi portano al caos giuridico, operativo e sociale. Tutto ciò nel suo insieme crea una forte perdita di efficienza all’Unione Europea. Se a queste considerazioni si affianca una crisi economica importante la frittata è presto fatta.

A queste considerazioni si deve aggiungere una politica mal sana incapace per anni di assistere lo sviluppo di quel tessuto imprenditoriale capace di assumere e migliorare le condizioni del Paese.

Ecco che si torna a parlare di cuneo fiscale, ecco che si parla di incentivi alle assunzioni, ecco che si parla di ricerca e sviluppo in Italia e in Europa. Questi sono i veri discorsi da affrontare per evitare che si presentino decine e centinaia di casi simili a Electrolux.

Se si vuole garantire una ripresa solida e costante non occorre mettere la toppa attraverso il solo e solito assistenzialismo Statale. Non serve garantire l’eventuale prolungamento della Cassa Integrazione per i futuri disoccupati che ora lavorano presso Electrolux. Un padre di famiglia disoccupato, anche con qualche euro in tasca, è una persona incompiuta e incapace di spendere senza una stabilità personale e familiare alle spalle.

Non è garantendo un’entrata temporanea a queste famiglie che si cuce il tessuto squarciato della nostra crisi. Non è aprendo i rubinetti statali che si da fiducia ai lavoratori.

Occorre incentivare tutte quelle aziende come Electrolux a rimanere in Italia, garantendo detrazioni e sussidi in funzione di assunzioni e validi piani industriali.

Un lavoratore con lo stipendio ridotto ha meno potere d’acquisto, questo è vero. E’ giusto salvaguardare tutti i partecipanti a questo dramma. Garantire lo sviluppo industriale in un mercato economico globale è il primo passo da muovere.

Un Paese senza lavoratori ma ricco di disoccupati come pensa di riallacciarsi a una quanto mai fiabesca ed astratta ripresa?

La cattiva gestione economica nel Paese ha creato situazioni drammatiche. Forzare il mercato sostenendo attività a rischio fallimento peggiorerebbe ulteriormente le cose.

Si cerchi di creare un’economia salda e fiorente, non si aggiungano stampelle ad attori mal conci. La politica deve rispondere e non può più farlo con il solito esborso di capitale pubblico.

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