Cambio passo o cambio premier?

Da ieri pare essere velatamente (ma non troppo!) sul tavolo l’opzione cambio di premier accanto a quella più volte invocata, soprattutto da Letta, del rimpasto di governo. Una “ridiscussione dello schema” com’è stata definita da Renzi comporterebbe lo stesso Renzi a Palazzo Chigi; altrimenti che ridiscussione sarebbe. Ecco, questa eventualità apre a diversi ragionamenti.

Innanzitutto nuovo schema di governo con chi? Escluso che possa essere B. perché l’elettorato dem non reggerebb e Grillo per svariate altre ragioni, non resta che l’attuale configurazione di maggioranza. La stessa maggioranza ma guidata eventualmente da Renzi a Palazzo Chigi e con i Ministeri più pesanti (Economia, Welfare) direttamente riconducibili a lui. Una simile strada obbligherebbe alla stipula di un accordo programmatico puntuale con gli alfaniani che, peraltro, difficilmente si potrebbero tirare indietro dopo aver invocato più volte un cambio di marcia. Tale scommessa può basarsi su una maggioranza dem alla Camera e su un Senato dove il raggiungimento della maggioranza si baserebbe, così come ora, sugli alfaniani. In aggiunta, si potrebbe scommettere sul fatto che un Senato de-potenziato, almeno sostanzialmente, dall’imminente superamento della sua configurazione attuale avrebbe difficoltà a opporsi alle riforme impostate dal governo. Infine, questa scommessa consentirebbe di uscire dall’assurdità di un governo quotidianamente ripreso dal Segretario del PD oltre che da B. e dal M5S. Una situazione quella attuale, che potrebbe anche avere senso se mantenuta in vista di elezioni imminenti ma che ha decisamente meno senso in una prospettiva in cui le elezioni rischiano di non tenersi prima di un anno.

Quali sarebbero i problemi? Prima di tutto l’affidabilità di un simile accordo. La maggioranza reggerebbe alla carica di un premier così diverso dall’attuale? Oppure gli eventuali alleati si farebbero tentare da altre opzioni in corso d’opera. Secondariamente, Renzi ha sempre detto di voler passare tramite elezioni e un simile scenario farebbe storcere il naso a più di alcuni diminuendone la credibilità. Di contro, con lo scenario attuale le elezioni possono essere lontane e il rischio concreto è di arrivarci logorato.

Insomma, il gioco è aperto e presenta molti profili di rischio. La chiave, secondo me, è la legge elettorale. Con quella in tasca un’opzione del genere sarebbe percorribile; Renzi avrebbe buon gioco ad affermare che lui è disposto a metterci la faccia in prima persona a Palazzo Chigi. Se poi dovesse andare male potrebbe accusare dei fallimenti la componente alfaniana che eventualmente si rendesse colpevole di ostacolare le riforme. Se invece portasse a casa un significativo pacchetto di riforme si presenterebbe alle elezioni come quello che dopo vent’anni di chiacchiere ha portato i risultati. Con la legge elettorale la scommessa, perché di quello si tratterebbe, potrebbe farsi interessante

 

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